[…] Le accludo la poesia inglese che le avevo recitato, «Love»; ha giocato un ruolo importante nella mia vita; la recitavo a me stessa in quel momento in cui, per la prima volta, il Cristo è venuto a prendermi. Credevo semplicemente di ripetere a me stessa una bella poesia e non sapevo che era una preghiera.
LOVE*
Love bade me welcome, yet my soul drew back Guilty of dust and sinne.
Buy quick-ey'd Love, observing me grow slack
From my first entrance in, Drew nearer to me, sweetly questioning,
If I lack'd anything.
A guest, I answer'd, worthy to be here: Love said, You shall be he.
I the unkinde, ungratefull? Ah, my deare, I cannot look on thee.
Love took my hand, and smiling did reply, Who made the eyes but I?
Truth, Lord, but I have marr'd them: let my shame Go where it doth deserve.
And know you not, sayes Love, who bore the blame?
My dear, then I will serve. You must sit down, says Love.
And taste my meat: So I did sit and eat.
George Herbert
*Amore Amore mi diede il benvenuto: eppure la mia anima si ritrasse, colpevole di polvere e di peccato. Ma Amore, dall'occhio pronto, vedendomi esitare da quando ero entrato, mi si fece più vicino, chiedendomi dolcemente se mi mancasse qualcosa. "Un ospite", dissi, "degno d'esser qui." Amore disse: "Tu lo sei." "Io, il meschino, l'ingrato? Ah mio diletto, non sono degno di guardarti." Amore mi prese la mano e, sorridendo, rispose: "Chi ha fatto gli occhi se non io?" "E' vero, Signore, ma li ho sciupati: lascia la mia vergogna fuggire dove merita." "E non sai tu", dice Amore, "chi prese su di sè la colpa?" "Allora, mio diletto, mi offro io." "Siediti", disse Amore, "e gusta il mio cibo." Così mi sedetti e mangiai.
martedì 19 gennaio 2010
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